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Il caso Glico Morinaga segue delle dinamiche molto simili al caso dell’Uomo che Ride, ed è ufficialmente stata la fonte di ispirazione degli sceneggiatori.
18 marzo 1984, ore 21: due uomini incappucciati armati di pistola e fucile irrompono in casa di Katsuhisa Ezaki, presidente di Glico. La moglie e la figlia, che si trovavano in casa, vengono legate. Ezaki invece, che si era nascosto nel bagno assieme ai due figli, viene trovato e portato via come prigioniero in un magazzino.
Il giorno seguente i rapitori chiamano il direttore della compagnia, nella città di Takatsuki, chiedendo un riscatto di un bilione di yen e 100 kilogrammi in lingotti, ovvero la stessa cifra richiesta dall’Uomo che Ride per la liberazione di Serano. Ezaki riesce a fuggire dopo tre giorni di prigionia, ritrovandosi a Ibaraki, nella prefettura di Osaka. Un crimine del genere non era mai stato commesso  prima d’allora nel Giappone del  dopoguerra e, oltre a shockare l’opinione pubblica, secondo alcuni esperti segnerebbe la fine della sicurezza sociale in Giappone che avrebbe portato in seguito al militarismo.

Pocky, snack nato in Giappone e conosciuto in tutto il mondo, è un prodotto della Glico

Dopo la fuga di Glico, inizia una serie di intimidazioni ai danni della compagnia Glico. Il 10 aprile viene dato fuoco ai veicoli che si trovavano nel parcheggio della compagnia. Il 16 aprile quindi, a Ibaraki furono trovati un container di plastica contenente acido cloridico e una lettera di minacce rivolte a Glico.  Il 10 maggio, Glico inizia a ricevere lettere minatorie da una persona o gruppo chiamato “Il mostro dalle 21 facce”, che lo avvertivano di avere diluito i suoi dolci con una soda al potassio cianide. Il metodo usato è lo stesso dell’Uomo che Ride, ovvero il blackmailing, e non è un caso che anche nell’anime veniva minacciata, tra le altre, un’industria dolciaria. Oltretutto, si ignora se “Il mostro”  sia una sola persona o un gruppo.  Nel frattempo il gruppo o presunto tale manda lettere scritte in hiragana e nel dialetto di Osaka, alla polizia, prendendoli in giro.

Cari stupidi ufficiali di polizia. Non provate a dire bugie. Tutti i crimini iniziano con una bugia, come usiamo dire in Giappone. Lo sapete questo?
É tuttora ignoto a che cosa si riferivano e se effettivamente si riferissero a qualcosa, ma il tono di rivendicazione è comunque simile a quello dell’Uomo che Ride, e non è escluso che all’origine delle minacce ci sia stato un torto subito, come vedremo più avanti.

Il testo della sfida fu anche mandato alla stazione di polizia di Koshien.
Perchè non ve lo tenete per voi? Sembrate di essere di fronte a una sconfitta. Quindi perchè non vi lasciate aiutare da noi? Vi daremo un indizio. Siamo entrati nella fabbrica dal cancello principale. La macchina da scrivere che abbiamo usato è la Panwriter. Il contenitore di plastica usato fu un pezzo di spazzatura raccolto dalla strada. Firmato Il Mostro dalle 21 facce.
Alla fine, il “Mostro” smise di contattare Glico e, il 26 giugno, rilasciò una lettera che diceva “Noi perdoniamo Glico!”. Comunque, il “Mostro” rivolse la sua campagna di estorsione su Morinaga e le compagnie di cibo Marudai Ham e House Food Corporation.

Sebbene fosse ignota la natura del gruppo, si hanno comunque dei dettagli su un uomo in particolare che ne faceva parte o, potenzialmente, ne era l’artefice. Il 28 giugno il “Mostro dalle 21 facce” accettò di smettere di importunare Marudai in cambio di 50 milioni di yen, e ordinò che un impiegato di Marudai lasciasse il denaro del riscatto su un treno locale diretto a Kyoto. Il segnale era una bandiera bianca. Un investigatore travestito da impiegato di Marudai mentre seguiva le istruzioni per il rilascio dettate dal “Mostro” notò un uomo sospetto che lo osservava mentre era a bordo del treno diretto al punto indicato. L’uomo fu descritto come grosso e ben piazzato, portava gli occhiali e aveva capelli corti e ricci. I suoi occhi erano “come quelli di una volpe”.
La bandiera bianca però non si fece vedere così il poliziotto sotto copertura e “Occhi di Volpe”, così venne chiamato il misterioso individuo, scesero entrambi alla stazione di Kyoto. Mentre l’investigatore aspettava seduto su una panchina, “Occhi di Volpe” continuava ad osservarlo. L’investigatore più tardi torno a Osaka, e “Occhi di Volpe” salì su un’altra carrozza dello stesso treno. Quando l’investigatore scese all stazione di Takatsuki, “Occhi di Volpe” salì su un treno diretto a Kyoto e un altro investigatore sotto copertura lo tallonò da lì, ma “Occhi di Volpe” alla fine fece perdere le sue tracce.

La polizia ebbe una seconda occasione di vedere il “Occhi di Volpe” Il 14 novembre, il “Mostro” tentò di rapinare 100 milioni di yen alla House Food Corporation, con un altro patto segreto. In un bagno sulla Meishing Expressway, vicino Otsu, gli investigatori videro Occhi di Volpe, che indossava un cappuccio di golf e degli occhiali scuri, ma ancora una volta sfuggì alla cattura. Il camion per la consegna del denaro che stavano pedinando continuò ad avanzare verso il punto concordato, dove avrebbero dovuto lasciare i soldi in un cestino sotto un panno bianco. Quando il camion delle consegne raggiunse il punto di rilascio, il panno bianco era lì ma non il cestino. Come risultato, fu ordinato al team investigativo di ritirarsi, credendo che l’accordo fosse una valutazione da parte del “Mostro” della reazione della polizia. Comunque, un’ora dopo, una pattuglia della prefettura locale di Shiga aveva individuato una station wagon con il motore accesso e le luci spente. La station wagon era parcheggiata non meno di 50 metri dal panno bianco appoggiato su una cancellata. Ignaro della consegna del riscatto, che doveva avvenire in segreto, l’ufficiale di polizia guidò fino alla station wagon e accese i fari sul guidatore, rivelando un uomo sulla quarantina, dalle guance scavate, il cappuccio di golf calato sugli occhi e un ricevitore senza fili con delle cuffie. Sorpreso dal poliziotto, il guidatore accelerò, e nonostante la macchina della polizia si lanciò all’inseguimento perse di vista la station wagon. Più tardi la station wagon fu trovata abbandonata vicino alla stazione del tren di Kusatsu e si scoprì che era stata rubata da poco a Nagaokakyo, nella prefettura di Kyoto. Dentro la macchina abbandonata c’era un ricevitore radio con cui aveva intercettato le comunicazioni tra gli ufficiali di polizia e le sei prefetture in cui era stata concordata la zona del rilascio, Osaka, Kyoto e Kobe. Fu rinvenuto anche un aspirapolvere, ma nessuna prova poteva far risalire al “Mostro”.

In seguito alla campagna di lettere minatorie alla House Foods, il “Mostro” mise gli occhi su Fujiya nel dicembre del 1984. Nel gennaio del 1985 la polizia diffusa l’identikit di “Occhi di Volpe”. Nell’agosto dello stesso anno, dopo i continui atti di disturbo del “Mostro dalle 21 facce” e il fallimento nella cattura di “Occhi di Volpe”, il sovrintendente di polizia Yamamoto della prefettura di Shiga si uccise, auto immolandosi.

Cinque giorni dopo la morte di Yamamoto, il 12 agosto, il “Mostro con le 21 Facce” mandò il suo ultimo messaggio ai media.
“Yamamoto della Prefettura di Polizia di Shiga è morto. Che stupido! Non abbiamo amici o segreti da nascondere a Shiga. Sono Yoshino o Shikata quelli che avrebbero dovuto  morire. Cosa hanno fatto per quest’anno e cinque mesi? Non lasciate che i cattivi come noi restino liberi. Ci sono molti altri sciocchi che ci vogliono copiare. Yamamoto, senza carriera, è morto da uomo. Così abbiamo deciso di dare le nostro condoglianze. Abbiamo deciso di perdonare le compagnie che fanno il cibo e le loro torture. Se qualcuno manda lettere minatorie alle compagnie che producono cibo, non siamo noi ma qualcuno che ci copia. Noi siamo i cattivi. Questo significa che abbiamo altro da fare che spaventare le compagnie. É divertente vivere da cattivo. Firmato Mostro dalle 21 facce”

A seguito di questo messaggio, il Mostro con le 21 facce scomparve. Nel giugno del 1995,l’assalto e il rapimento di Ezaki caddero in prescrizione, seguito dalla caduta in prescrizione dell’accusa di tentato omicidio per avvelenamento, nel Febbraio del 2000.

Dopo il rilascio dell’identikit nel gennaio del 1985, la polizia metropolitana di Tokyo identificò rapidamente il colpevole in Miyazaki Manabu. Etichettato come Mr. “M” o testimone oculare “M”, Manabu fu sospettato di aver rilasciato nel 1976 un nastro che dichiarava il suo supporto a un gruppo locale impegnato in una disputa di lavoro contro Glico, che aveva delle somiglianze con le numerose dichiarazioni del “Mostro a 21 facce”. Ci furono molte soffiate tra il 1975 e il 1976, attribuite anche a Manabu, che denunciavano l’abbandono di amido e altri rifiuti tossici nel fiume locale e nel sistema di drenaggio, provenienti dalle industrie Glico. Potrebbe essere stato questo uno dei fattori scatenanti dell’avversità contro la compagnia, che di sicuro come la Serano non deve essersi sempre comportata in modo corretto. Manabu fu anche sospettato di essere coinvolto nelle dimissioni di un leader del gruppo, a causa di irregolarità finanziarie quando la Glico Ham e la Glico Nutritional Foods si fusero. In aggiunta, suo padre era il capo del gruppo Yakuza locale e Manabu stesso aveva una somiglianza incredibile con “Occhi di Volpe”. Si sono fatte speculazioni per mesi che Manabu e “Occhi di Volpe” fossero la stessa persona, fino a che la polizia metropolitana di Tokyo controllò il suo alibi e lo scaricò di ogni malefatta. La notorietà che ne risultò fece di Manabu un’opinionista, e scrisse un libro sulla sua esperienza chiamato Toppamono.

La polizia metropolitana di Tokyo sospettò anche che vari gruppi Yazuka avevano tenuto le redini del caso Glico-Morinaga. La fine della campagna di lettere minatorie finì intorno al tempo della guerra Yama-ichi, la guerra di mafia tra Yamaguchi-gumi e Ichiwa-kai. In aggiunta, la Commissione Nazionale Giapponese per la Pubblica Sicurezza investigò i gruppi di estrema sinistra e destra  come possibili sospetti. Nel 2000, ci furono voci di corridorio nei media giapponesi di un coinvolgimento nordcoreano nel caso Glico-Morinaga.